|
Dimmi che pasta mangi e...
ti dirò chi sei !
 |
Forse non sapevate che esistono
circa più di 70 tipologie di pasta, sia secca e sia fresca
prodotte industrialmente in Italia. Ma, se si prendono in
considerazione i sinonimi regionali e locali dei nomi ufficiali, il
numero sale a circa 500-600 definizioni diverse, su un totale,
inclusa la pasta fresca fatta in casa, di oltre 1300 diverse
definizioni.
Dati riportati nelle pagine del libro "Atlante dei
Prodotti Tipici - La Pasta" di Orietta Zanini de Vita. |
 |
Titolo:
La pasta
Autore:
Zanini De Vita Oretta
Curato da
Insor
Editore:
RAI-ERI
Data di
Pubblicazione:
2004
Collana:
Atlante dei prodotti tipici
Pagine:
522
Il libro illustra le duecento tipologie
tecniche
fondamentali alle quali sono riconducibili le
varianti di
pasta create dalla fantasia dei
protagonisti dell'arte bianca e
della tradizione
popolare. |
C’è pasta e pasta
Quella buona, più ruvida e porosa che si lega meglio
al sugo e mantiene la cottura, mentre quella meno buona diventa
subito molle e collosa. Eppure per la lavorazione servono solo
l’acqua, l’aria e il Triticum Durum ovvero il grano duro.
Allora cos'è che le differenzia? |
 |
|
C'è chi vuole che sia nella brezza
del mare, nell’aria di collina, nell’acqua delle sorgenti di
montagna e nel grano maturato al caldo sole mediterraneo, nelle trafile
e le piastre forate in bronzo che danno la forma e la dimensione ai
vari tipi di pasta, nella giusta temperatura dei forni (circa 60°), per
l’essiccazione ecc. Comunque per mangiare una buona pasta
occorre sempre rivolgersi ai produttori più qualificati. Il frumento
nell'antichità era un bene
prezioso e spesso veniva offerto insieme all’olio e al vino durante i riti
sacri. Il consumo del grano duro è diventato oggi un alimento quotidiano
grazie sopratutto alla pasta rappresentata da una numerosa varietà
di formati, oltre ai tradizionali spaghetti possiamo sbizzarrirci fra
rigatoni, penne, maltagliati, trenette, fusilli, bucatini, ecc. I formati sono in continua
evoluzione, i designer sono sempre al lavoro per creare varietà
sempre più accattivanti nel formato e più gradevoli come la ruvidità che
trattiene meglio il condimento. La pasta secca o fresca può essere lunga o corta, e
si sceglie in base alla ricetta da fare. La prima lega bene con i
sughi e i frutti di mare (trenette al pesto, spaghetti alla
carbonara, bucatini alla amatriciana, spaghetti alle vongole, ecc), la seconda invece va meglio con i sughi di
carne, legumi e le verdure (penne all'arrabbiata, strengozzi con i
tartufi, maltagliati con i fagioli, cannolicchi con minestrone
genovese, tortellini alla bolognese, ecc). La pasta deve essere rigorosamente “al
dente”. Per una buona cottura si devono usare pentole cilindriche
con bordo molto alto
e riempite con molta acqua (possibilmente 1 litro per ogni 100 grammi di
pasta). Il sale può essere messo a freddo per
far bollire prima l'acqua, oppure poco prima della pasta (circa 10
grammi per litro). Regole basilari: girare
spesso la pasta per evitare che si incolli e assaggiare prima
della scolatura per controllarne il punto di cottura. Il potere
calorico (circa 350 calorie per etto) e le caratteristiche nutritive, fanno della pasta un prodotto indispensabile per
la crescita equilibrata dei bambini. La pasta è mineralizzante,
contrasta l’anemia e l’arteriosclerosi, è utile nelle coliti,
nella stitichezza e nelle diete. L'amido dei cereali ha un potere energetico
immediato (vedi le diete dei calciatori), e i grassi polinsaturi dei germi di
grano riducono il livello di colesterolo nel sangue. Secondo gli
alimentaristi i cereali dovrebbero rappresentare il 40% del cibo
giornaliero visto che da migliaia
di anni il Triticum Durum, è alla base
dell’alimentazione umana. |

| |
Storia della pasta
|
Pasta di semola |
Pasta fresca |
Pasta integrale |
| |
in sintesi |
Lunga |
Corta |
Pastina |
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
| |
Il vocabolo pasta
viene dal tardo latino păsta(m), dal greco πάστα
con significato di 'farina con salsa' che deriva dal verbo
pássein cioè 'impastare'. Si attesta a partire dal 1310
anche se a cercare le origini della pasta, chiamata con altri nomi,
si può tornare indietro fin quasi all'età neolitica (circa 8000
a.C.) quando l'uomo cominciò la coltivazione dei cereali che ben
presto imparò a macinare, impastare con acqua e cuocere o seccare al
sole per poterli conservare a lungo. Anche se non tutti gli
esperti etruscologi sono concordi, il ritrovamento di alcuni utensili
simili a quelli tutt'oggi in uso per la lavorazione della pasta
fresca è certamente un indizio interessante che supporta l’ipotesi che gli
Etruschi, nel IV sec. a.C., conoscevano
qualcosa di simile alla pasta fresca odierna.
I veri e propri progenitori sono i Romani. I romani usavano
anche le lixulae: un impasto di farina, acqua e formaggio (in
assenza del formaggio, si definivano pastillus) dal quale si
otteneva un cibo molto simile agli gnocchi, che veniva però
considerato alimento poverissimo, vero e proprio ripiego alimentare
per periodi di crisi nell’approvvigionamento di pane e frumento.
Il piatto forte dei Romani sicuramente è la "lagana" (dal
greco laganon e dal romano laganum) La lagana, ancora nel I e nel II
secolo D.C., era però un impasto nel quale era inserito, a volte,
anche un trito vegetale (soprattutto lattuga), fritto nell’olio.
Orazio, nel 35 A.C., descrive invece una più moderna cena frugale a
base di “porri, ceci e lagane”.
Nel V secolo Celio Apicio riporta una sontuoso
ricetta a base di sfoglie sottile di pasta intervallate a carni
nobili di vario tipo, che ricorda molto da vicino le nostre
lasagne al forno con il ragù. Apicio nel suo trattato culinario
parla anche delle tracte, impasti di farina, molto
probabilmente di grano duro, risultato di una energica lavorazione
con le mani, che superficialmente essiccati si spezzavano per
utilizzare i frammenti di pasta
come addensante per varie preparazioni.
Nessuna di queste ricette prevedeva però una cottura preliminare in
acqua bollente della sfoglia, elemento determinante per parlare di
pasta nell’accezione attuale. Bisogna arrivare al VI-VII secolo per
ritrovare (nelle Etimologie di Isidoro di Siviglia) la definizione
di laganum come di ”un pane largo e sottile, cotto prima
nell’acqua e poi fritto nell’olio”. Sarà solo nella letteratura
gastronomica medioevale, però, che la lasagna, tagliata in nastri o losanghe, verrà citata in
diverse preparazioni molto simili alla nostra moderna concezione di pasta
fresca.
|
 |
 |
 |
 |
 |
| |
 |
 |
 |
 |
 |
| |
 |
 |
 |
 |
 |
| |
 |
 |
 |
 |
|
| |
 |
 |
 |
 |
|
| |
 |
 |
 |
 |
|
| |
 |
 |
|
|
|
| |
 |
 |
|
|
|
| |
 |
 |
|
|
|
| |
 |
 |
|
|
|
| |
 |
 |
|
|
|
| |
 |
 |
|
|
|
| |
|
 |
|
|
|
| |
|
 |
|
|
|
| |
|
 |
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
| |
« Chi
mai fosse tra i ghiottoni L'inventor dei maccheroni
Vi son dispute infinite Né decisa è ancor la lite »
( G.
Columbro, Le muse familiari, in «Molini d'Italia», n. 4, 1984) |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|